TRACCIARE LA FILIERA AGROALIMENTARE: LA TRISTE STORIA DI UN POMODORO.

Molti dei progetti e sperimentazioni realizzate oggi nel settore agroalimentare si concentrano esclusivamente sul concetto di tracciabilità come la verifica dell’origine e del percorso del prodotto, proponendosi di risolvere quasi tutti i problemi legati alle supply chain, tutti indistintamente orientati a sviluppare una vera e propria “integrità alimentare”.

Risultati immagini per panzanella romana sulla blockchain

Si dice ( e si scrive ) che basterebbe leggere solo il QR code allegato al prodotto, per capire la provenienza e verificare qualità delle materie prime. Ci sono tanti interessanti esempi che fanno scuola, come quello del cuoco Antonello Colonna per esempio, stella michelin e tre forchette gambero rosso, che aveva certificato la famosa “panzanella romana”, ricordate ?, attraverso l’uso della tecnologia blockchain [ https://cryptonomist.ch/2018/07/14/foodchain/ ].

BLOCKCHAIN COME SOLUZIONE A TUTTI I MALI.

Blockchain è senza ombra di dubbio un’ interessante tecnologia ma da utilizzare in modo appropriato, perchè non è la soluzione a tutti i mali, sebbene consenta di superare alcuni dei problemi che hanno i sistemi di garanzia da terze parti. Ma la Blockchain è ancora un modello lento, costoso e inefficiente per creare validazione di una grande quantità di dati (nello specifico, transazioni) senza un’ autorità centrale e senza possibilità di “censura”.

La tracciabilità in supply chain ha un problema di complessità e costi enormi, ma il vantaggio di ritorno stà nel fatto che  il dato inserito diventa immutabile ed inviolabile da qualsivoglia azione fraudolenta.

BLOCKCHAIN A SUPPORTO

Prendiamo come esempio la Blockchain di Ethereum, che effettua 25 transazioni (circa) al secondo, con una coda media di attesa di  15.4 secondi per validare la singola operazione. Se per coltivare un solo ettaro di terreno a pomodoro servono circa 3.5kg di semi, ne consegue che si necessita di un totale di 3’500 transazioni per ettaro [http://www.lortolano.com/prodotti/tabelle-delle-semine-e-trapianti/] per certificare la produzione.


In Italia vi sono 80.000 ettari di terreno coltivato a pomodori[https://www.agricolturabiologicaonline.eu/?Schede_tecniche_di_coltivazione_ortaggi:Pomodoro%3AColtivazione_e_propriet%C3%A0], se supponessimo per assurdo che il sistema venisse addottato al 100%, ci vorrebbero 3’500×80’000= 280.000.000 di transazioni, ed un tempo di esecuzione che sarebbe pari a. ((((280’000’000*15.4)/60)/60)/24)/365), ovvero ci vorrebbero almeno 136 anni solo per processare i semi, avendo però a disposizione di calcolo l’intera rete ethereum.

Ma ipotizziamo ancora per assurdo che la rete ETH si convertisse e riuscisse ad elaborare fino a 1 milione di transazioni al secondo, contro le 2000 di VISA per esempio, stimando un gas costante pari a 0,0001€,  vorrebbe dire che il costo di inserimento in blockchain ad ettaro sarebbe di 105€ che è pero’ quasi il costo totale dei semi per la coltivazione del campo di pomodori [http://www.fuscelloagostinosementi.com/pomodoro-missouri.html].

Si otterrebbe quindi un costo finale, che inciderebbe sul prodotto e sul cliente in maniera del tutto antieconomica.

Restano per altro dubbi sulla possibile contraffazione ai danni del pomodoro, che non è un diamante con una fingerprint digitalizzabile e facile da verificare, peraltro nessuno mi vieterebbe di cambiare le casse o riempirle con pomodori differenti, difettosi e/o coltivati altrove.

Mi pare evidente che Blockchain in questo caso non risolve nulla, anzi diventa esponenzialmente antieconomica, non essendo in grado di “reggere” il numero di transazioni necessarie per autenticare una supply chain.

Ovviamente (spero) non si traccerà mai il singolo pomodoro, ma se anche immaginassimo di tracciare le singole cassette ( di pomodori ), applicando sulla scatola un Qrcode ( facilmente falsificabile e trasportabile altrove ) i termini di paragone rispetto a velocità del calcolo delle transazioni (Ethereum), sarebbero pressochè immutate. Avremmo cioè sempre a che fare con un sistema totalmente antieconomico.

E allora ? Allora quando si parla di tracciabilità del “pomodoro”, o di qualsiasi altro prodotto della filiera alimentare, bisogna andarci cauti. Nella tabella che segue sono illustrati i principali fattori che ostacolano l’adozione della Blockchain nel settore agrifood, secondo la PwC Blockchain survey e ripreso dallo studio Blockchain per l’Agrifood [https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2019/05/20190508_SR_Blockchain-per-lAgrifood.pdf]

Nel concreto, la blockchain, può essere un’ottima soluzione per il settore agricolo, ridisegnando una nuova filiera più trasparente, perchè è il consumatore a chiedere più attenzione alla provenienza dei prodotti e alle materie prime utilizzate, ai temi della sostenibilità, della qualità e dei metodi per la coltivazione del cibo che poi arriva sulle tavole.

Ma Ovviamente non possiamo avere la certezza che chi inserisca il dato in Blockchain, metta un dato veritiero e sicuro, legato al prodotto o alla filiera, e proprio per questo il gioco può funzionare solo se è win win e quindi se tutti gli attori hanno incentivi e vantaggi nell’essere parte del sistema.

BASTA SOLO QUESTO ?

La blockchain ha senza ombra di dubbio un grande potenziale. Tuttavia lo sviluppo di soluzioni senza un’accurata valutazione a 360°, tra cui infrastrutture, scalabilità della tecnologia, alfabetizzazione digitale (totalmente assente) e soprattutto connettività (!), potrebbe portare ad un fallimento annunciato o ad una mancanza di fiducia del modello Blockchain.

Per altro visti i limiti di scalabilità ecco che riveste un ruolo di fondamentale importanza la scelta della Blockchain, del tipo di consenso, dei costi di gestione del GAS, della velocità, del numero delle transazioni, del costo dell’infrastruttura, della programmabilità e molto altro ancora.

La tracciabilità della filiera è una gran cosa, ma si tratta di scegliere il metodo (tecnologico) migliore e cercare una soluzione WIN WIN  che soddisfi tutti !

Ci arriveremo presto

Stay Tuned.

EVENTO PUBBLICO

FORSE non sai e ti puo’ interessare sapere che a Verona in data 19 Settembre parleremo di Algoritmi di consenso, del loro vantaggio e della loro scalabilità, in un incontro pubblico, gratuito:

COSA

La criptografia è lo sviluppo di algoritmi di controllo e verifica dei dati che aprono le porte a quelli che diventano DLT. Alla base del concetto di Distributed Ledgers Technology vi è il consenso sulle operazioni che vengono svolte autorizzate e attivate. In quale modo Blockchain e tipi di consenso influiscono sul funzionamento e sul prezzo di una cryptovaluta ? L’ algoritmo di consenso PoS: ecologico, economico, scalabile. Come funziona e quali problemi risolve ?

Relatori

Ewald Serafini: CRYPTOFIT Italia
Giovanni Antino: Ing TAKAMAKA.io

ISCRIZIONE

Il numero di posti è limitato a 30
Iscrizione obbligatoria nei seguenti modi:

  • mail: info@bitconio.net
  • Meetup: https://www.meetup.com/it-IT/Bitconio/

 

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